Dermatite atopica: l’inquinamento, il nemico per la pelle

L’inquinamento ambientale e domestico giocano un ruolo nello sviluppo della dermatite atopica, nonché nella ricorrenza o nel peggioramento dei suoi sintomi


La dermatite atopica è causata da diversi fattori genetici, immunitari e ambientali. Tra questi ultimi è ormai certo che l’inquinamento giochi un ruolo fondamentale nell’insorgenza della dermatite atopica oltre che nella ricorrenza e peggioramento dei sintomi, specialmente se vi è una predisposizione genetica a sviluppare la malattia.

Gli inquinanti chiamati in causa sono, in particolare, quelli atmosferici sia ambientali che domestici.

Gli inquinanti ambientali coinvolti derivano principalmente dalle attività umane (riscaldamento, veicoli a motore, industrie, inceneritori di rifiuti) e consistono in ossidi dello zolfo e dell’azoto, monossido di carbonio, gli idrocarburi policiclici aromatici (benzene) e particolato (PM10 e PM2,5) e si trovano quindi nell’aria. Diverse ricerche hanno documentato lo stretto legame tra questi inquinanti e la dermatite atopica, con risultati differenti sul ruolo specifico di ciascun tipo d’inquinante, poiché le condizioni climatiche e stagionali influenzano notevolmente i loro effetti negativi sulla pelle.

Due studi condotti su oltre 320.000 bambini hanno dimostrato l’associazione tra inquinamento automobilistico e sviluppo di dermatite atopica. Uno studio tedesco molto interessante, che ha interessato bambini fino a 6 anni d’età, ha dimostrato poi che vi è un aumento del rischio di dermatite atopica quanto più vicina è l’abitazione in cui il bambino risiede alle strade ad intenso traffico automobilistico: in particolare il rischio è più elevato se la distanza dell’abitazione è inferiore a 50 m dalla strada principale; la spiegazione è che i bambini che abitano molto vicino ad arterie ad intenso traffico automobilistico sono esposti a maggiori quantità di inquinanti che risultano più tossici perché questi possono agire subito lì in loco dove sono stati emessi. Altri studi – condotti in bambini d’età compresa tra 8 e 12 anni che sono stati tenuti in osservazione per un periodo di 18 mesi – hanno mostrato che tanto più elevate sono le concentrazioni giornaliere di PM e tanto maggiore è la gravità dei sintomi della dermatite atopica, in particolare del prurito; tra l’altro è stato osservato che gli effetti del PM10 e PM2,5 sui sintomi risultano notevolmente più intensi in condizioni climatiche moderatamente secche.

Anche gli inquinanti domestici – come le vernici, i materiali di copertura del pavimento, la colla della tappezzeria – hanno un ruolo nella comparsa o nel peggioramento della malattia, perché rilasciano le cosiddette “sostanze organiche volatili” che esercitano una maggiore tossicità soprattutto se le stanze sono tenute spesso chiuse e poco areate. Analogamente a quelli ambientali, i livelli di inquinanti domestici influenzano specificatamente la gravità della malattia. Uno studio ha tra l’altro evidenziato che andare ad abitare in una casa di nuova costruzione durante il primo anno di vita del bambino favorisce la comparsa della dermatite atopica in età scolare.

Ma in che modo gli inquinanti ambientali e domestici riescono a provocare o peggiorare la malattia?

È stato osservato che i bambini con alterazioni nella barriera cutanea, ossia lo strato più esterno della pelle che svolge funzioni protettive, e della principale proteina che la costituisce (filaggrina) sono più predisposti a manifestare lesioni da dermatite atopica; questo suggerisce che una barriera cutanea danneggiata e non integra perda il suo ruolo protettivo, esponendo la pelle all’azione tossica dei vari inquinanti. Vi sono sempre più evidenze che l’effetto tossico degli inquinanti atmosferici sia dovuto alla formazione dei nocivi radicali liberi che causano danni (stress ossidativo) alle proteine dello strato corneo della pelle. Gli inquinanti hanno mostrato inoltre di causare un aumento della disidratazione della pelle (che peggiora l’eczema e la secchezza) e di attivare una classe particolare di globuli bianchi che pongono le condizioni per lo sviluppo di reazioni allergiche. Per quanto riguarda il PM, infine, esso determina un forte aumento dei livelli di alcune sostanze, come l’interleuchina-8 e la metalloproteinasi di matrice 1, che favoriscono l’infiammazione della pelle tipica della dermatite atopica.

 

Fonti

Hgoc LTN et al. Systematic review and meta-analysis of human skin diseases due to particulate matter. Int J Environ Res Public Health 2017; 14 (12): 1458

Kantor R et al. Environmental risk factors and their role in the management of atopic dermatitis. Exp Rev Clin Immunol 2016; doi: 10.1080/1744666X.2016.1212660

Kim YM et al. The effects of particulate matter on atopic dermatitis symptoms are influenced by weather type: application of spatial synoptic classification (SSC). Int J Hyg Environ Heralth 2018; 221 (5): 823-829

Jin SP. Urban particulate matter in air pollution penetrates into the barrier-disrupted skin and produces ROS-dependent cutaneous inflammatory response in vivo. J Dermatol Sci 2018; doi: 10.1016/j.2018.04.015

 

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