Dermatite atopica: estate a prova di pelle

I fattori ambientali esercitano un’influenza sulla dermatite atopica, ma sono ancora incerti i loro effetti nei confronti della malattia e dei suoi sintomi


Arriva l’estate, voglia di vacanze, tanta voglia di sole e di stare all’aria aperta. Ma chi soffre di dermatite atopica può stare tranquillo e andare al mare o in montagna senza problemi? La scienza medica oggi ci dice che le condizioni climatiche ambientali hanno una forte influenza sulla dermatite atopica e sui suoi sintomi, ma paradossalmente per ciascun fattore ambientale i dati sono contrastanti su un possibile beneficio o danno.

Se si prende in considerazione la temperatura, alcuni studi hanno documentato un effetto positivo sui sintomi come il prurito quando fa caldo, mentre altri studi invece indicano un effetto dannoso delle alte temperature che peggiorerebbero addirittura la malattia e i suoi sintomi.

Dati conflittuali anche per quanto riguarda l’umidità. Saremmo tutti tentati a pensare che un’elevata umidità ambientale possa apportare solo benefici perché dovrebbe favorire e mantenere l’idratazione della pelle e ridurre la perdita di acqua dalla pelle, sebbene come rovescio della medaglia un clima caldo-umido favorisca la sudorazione che può causare irritazione e aggravare il prurito. Le incongruenze sul ruolo dell’umidità affiorano se si considera in particolare quella ambientale esterna: l’umidità domestica ha dimostrato effetti sicuramente positivi sulla dermatite atopica poiché si associa ad una ridotta frequenza di eczemi, mentre per l’umidità ambientale non è ancora chiaro se favorisca o riduca la frequenza della malattia o dei suoi sintomi.

E arriviamo quindi a parlare degli effetti del sole. Poiché i raggi UVA e UVB sono una modalità di fototerapia ben consolidata per i bambini e gli adulti con dermatite atopica che non ottiene benefici dai trattamenti topici, verrebbe subito da pensare che i raggi UV del sole facciano solo bene alla dermatite atopica. Purtroppo anche riguardo agli UV solari i dati delle ricerche sono contrastanti. Due studi, uno condotto negli Stati Uniti e l’altro in Spagna, dimostrano una riduzione della frequenza di dermatite atopica infantile all’aumentare dell’esposizione agli UV solari. Per contro, una ricerca ha invece osservato un aumento della frequenza della malattia in zone geografiche molto protette dai raggi UVB e UVC per l’alta concentrazione di ozono stratosferico. Inoltre uno studio ha invece evidenziato che un’elevata esposizione alla luce del sole si associa a un peggiore controllo della malattia e un altro studio – condotto in bambini d’età inferiore ai 6 anni che sono stati seguiti per 1 anno – ha documentato quanto un aumento dell’esposizione alla radiazione UV di 10 W/cm2 si associ ad un aumento dell’1,46% dei sintomi di dermatite atopica.

Al di là di questo “tira e molla” dei dati scientifici, i raggi UV del sole sono potenzialmente in grado di stimolare meccanismi benefici per la dermatite atopica: in primo luogo le radiazioni UV possono stimolare la trasformazione della filaggrina (un componente chiave della barriera cutanea) in acido cis-urocanico, che riduce l’intervento del sistema immunitario nella malattia; in secondo luogo i raggi UVB stimolano la produzione della pre-vitamina D a livello della pelle, che poi viene trasformata a livello intestinale in vitamina D, fondamentale per la salute e la compattezza delle nostre ossa ma a quanto pare anche per la salute della pelle; vari studiosi hanno documentato bassi livelli di vitamina D nei casi di dermatite atopica ed evidenziato che la supplementazione orale con integratori a base di vitamina D è in grado di ridurre la gravità della malattia. Quindi i benefici dei raggi UVB sulla dermatite atopica possono essere attribuiti ad un aumento dei livelli di vitamina D.

Tirando le somme, esiste un po’ di “confusione” in merito agli effetti dei fattori ambientali sulla dermatite atopica. In mancanza di certezze, deve ovviamente prevalere il buon senso: senz’altro le temperature roventi e l’umidità tropicale che ormai caratterizzano le estati di questi ultimi decenni possono trasformarsi in un cocktail dannoso per le pelli delicate come quelle affette da dermatite atopica.

Detto questo, per chi soffre di dermatite atopica dovrebbe quindi valere la regola di prestare più attenzione, senza privarsi della gioia di stare all’aria aperta. Pertanto, esporsi al sole fa sicuramente bene, senza esagerare naturalmente per evitare scottature e arrossamenti della pelle, soprattutto per coloro che hanno pelli fotosensibili e molto reattive a causa della malattia; in tal senso è consigliabile proteggersi con creme solari e creme emollienti per idratare bene la pelle. Molto importante è la consuetudine di farsi una doccia e asciugarsi bene dopo aver nuotato in mare o in piscina, perché il sale o il cloro possono causare secchezza cutanea, irritare le fessurazioni che si possono instaurare nelle zone eczematose e provocare prurito (o accentuarlo se il sintomo è già presente).

Per chi va al mare è infine importante fare attenzione alle insidie della sabbia: stendersi sulla sabbia può difatti dar luogo a irritazioni e arrossamenti e favorire le infezioni batteriche e fungine attraverso le ferite e le fessurazioni che possono essere presenti nelle zone di pelle interessate dall’eczema.

 

Fonti

Kantor R et al. Environmental risk factors and their role in the management of atopic dermatitis. Exp Rev Clin Immunol 2017; 13 (1): 15-26

Kim YM et al. Impact of solar ultraviolet radiation on atopic dermatitis symptoms in young children: a longitudinal study. Pediatr Allergy Immunol 2017; 28 (6): 551-556

Rutt V et al. Photosensitive atopic dermatitis exacerbated by UVB exposure. Cutis 2017; 100: 180-184

Weilnad SK et al. Climate and the prevalence of symptoms of asthma, allergic rthinitis, and atopic eczema in children. Occup Environ Med 2004; 61: 609-615

 

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