Dermatite atopica e abbigliamento

Contano anche i vestiti che indossiamo. La situazione peggiora se subentra una sensibilizzazione allergica. Cotone non colorato o seta senza sericina sembrano le scelte più appropriate.

 

La dermatite atopica può aprire la strada alle dermatiti allergiche da contatto. In quest’utimo caso occorre eliminare i potenziali allergeni scatenanti eventualmente presenti nei tessuti che entrano in contatto col corpo. Da considerare quindi sempre, e in ogni caso, il rapporto tra dermatite atopica e abbigliamento, ovvero la tipologia dei tessuti a diretto contatto con la pelle. Per le ultime linee guida SIDeMaST sulla dermatite atopica è necessario evitare il contatto con fibre irritanti, come la lana e le fibre tessili grossolane. E’ importante inoltre non indossare indumenti troppo stretti o troppo caldi per evitare una sudorazione eccessiva.

Non si parla quindi di allergeni: «Il ruolo delle allergie nella dermatite atopica – recitano le linee guida – è probabilmente minimo e solo in pochissimi casi la rimozione dell’allergene aiuta a controllare la malattia. Diverso è se il paziente soffre pure di atopia respiratoria in cui il ruolo degli allergeni è più frequente, e nel qual caso è opportuno prendere misure efficaci di prevenzione o vaccinazione».

 

Tuttavia, come precisano anche le linee guida europee ETFAD/EADV sulla dermatite atopica, nel 40-65% dei pazienti sono presenti allergie da contatto. Le classiche risposte allergiche IgE-mediate non sono la causa della dermatite atopica, ma la conseguenza delle alterazioni della barriera epidermica che permettono una maggior penetrazione di allergeni, aumentando a lungo andare il rischio di sensibilizzazione. Motivo per cui si consiglia di effettuare un patch test diagnostico in caso la malattia si riveli recalcitrante, si presenti in localizzazioni atipiche o si aggravi per cause sconosciute. L’allergia da contatto può peggiorare le lesioni cutanee.

 

E’ necessario quindi porre sempre attenzione al rapporto tra dermatite atopica e abbigliamento.

Al riguardo la revisione della letteratura segnala che l’allergia alle tinte dei tessuti è in aumento. La formaldeide e le sue resine presenti negli abiti sotto l’etichetta “anti-piega” possono anch’esse causare dermatite allergica da contatto: la più alta sensibilizzazione si trova nel raion, nel velluto a coste, nelle sete e nei cotoni misti. Anche le gomme, le colle e gli accessori metallici come bottoni e fibbie possono aprire la strada al problema. Da preferire, in generale capi vestiari che non siano stati sottoposti a colorazione tenendo conto che, in generale le fibre sintetiche e la lana tendono a irritare la cute e ad accentuare il prurito.

 

Per gestire il rapporto tra dermatite atopica e abbigliamento, in presenza di atopia, viene spesso raccomandato il cotone le cui fibre corte possono però irritare la pelle e favorire la colonizzazione di batteri e funghi. Ricordiamo, infine, che sono stati sviluppati particolari tipi di tessuto come un particolare tipo di maglia di seta, senza sericina, responsabile di allergie. L’efficacia di questo tessuto sull’eczema è stata provata in passato anche clinicamente. Ma di recente lo studio CLOTHES ha rimesso il tutto in discussione.

 

BIBLIOGRAFIA

Gelmetti C et al, SIDeMaST, Dermatite atopica 2016-2017 (Pacini editore)

Wollenberg A et al, ETFAD/EADV Eczema task force 2015 position paper on diagnosis and treatment of atopic dermatitis in adult and paediatric patients. JEADV 2016, 30, 79-747

De Waard—van der Spek FB et al, Dermatite allergica da contatto nei bambini: quali fattori sono rilevanti? (revisione della letteratura). Pediaric Allergy and Immunology 2013; 24: 321-329

Patrizi A et al. I tessuti per la pelle dell’atopico: cotone, seta, argento e lana.

Esperienze dermatologiche 2011; 13(3): 103-7

Fontanini et al. DermaSilk nel controllo a lungo termine della Dermatite Atopica infantile: studio randomizzato in doppio cieco. Giornale Italiano di Dermatologia e Venereologia, 2013; vol.148, No 3

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